DIMENSIONI: 76,5 × 27 × 27 cm
TIRATURA: Ignota. 4 esemplari conosciuti non numerati
PROVENIENZA: L’artista; Nancy Marotta, Roma; casa d’aste Minerva Auctions (Roma, novembre 2017); collezione privata, Roma; Galleria Michela Rizzo, Venezia
COLLEZIONE: Collezione Nv, Salerno
CATALOGO: O_1968_3504
Lampada da tavolo in metacrilato, Pila a luce solida fu disegnata da Fabio Mauri per il Mana Art Market1 di Roma nel 1968. L’opera si compone di tre elementi: l’impugnatura superiore, a forma di torcia tubolare portatile; il raggio di “luce solida”, ovvero un tronco di piramide cavo che, avendo una lampadina all’interno, s’illumina quando la pila è accesa; una base sottile di forma circolare leggermente rialzata da cui fuoriesce il cavo elettrico con l’interruttore.
Come gli altri oggetti del Mana Art Market, Pila a luce solida era stata pensata come opera multipla, i cui esemplari si differenziavano per le diverse combinazioni di colore che li rendevano, di fatto, oggetti unici. Mauri disegnò due prototipi, leggermente diversi tra loro, di cui il primo (inv. 3399) probabilmente non venne mai replicato. La galleria, infatti, commercializzò solo un secondo modello, di cui si conosce ancora qualche esemplare (inv. 212, 1113, 1554, 3504).
L’idea del raggio di luce “solida” è ispirata dalla pittura futurista e viene qui declinata in tre dimensioni citando le lampadine a raggi solidificati che Depero descrive nel manifesto Architettura della luce (1927).
La “luce solida”, di cui le lampade del Mana Art Market furono la prima coniugazione, è per Mauri veicolo di proiezione e metafora del pensiero. Rappresentandola come un corpo solido, l’artista vuole mettere in evidenza come la luce, al pari di un grave, investendo la realtà ne modifica fisicamente la condizione iniziale: «Per me la luce e il pensiero sono “cose”. Un pensiero sbagliato equivale a un binario distorto, un oggetto rischioso, sul serio disastrato»2.
Evoluzione delle Pile a luce solida saranno i Cinema e le Colonne di luce (cfr. inv. 210 e 1156), anch’essi prodotti per il Mana Art Market, in cui il raggio si fa prisma, estroflessione cristallizzata del fascio luminoso di proiezione.
1. Cfr. anche la scheda dell’opera Disco bianco, inv. 1120.
2. F. Mauri in A. Madesani, Le icone fluttuanti, Bruno Mondadori, Milano 2002, p. 177.
1968, Roma, Mana Art Market, Mana Art Market – Inaugurazione, 29 febbraio.
1996, Roma, Galleria Es Architetture, Il “Mana” di Nancy Marotta, 18 maggio – 15 giugno, a cura di Stefano Marotta, Andrea Orsini.
2018, Castelbasso (Teramo), Fondazione Malvina Menegaz, Fabio Mauri 1968-1978, 22 luglio – 2 settembre, a cura di Laura Cherubini.
Il “Mana” di Nancy Marotta, a cura di Stefano Marotta, Andrea Orsini, Es Architetture, Roma 1995, s.p. (ill.).
Fabio Mauri, Io sono un ariano, Lampi di stampa, Milano 2009, p. 62.
Fabio Mauri 1968-1978, catalogo della mostra (Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso, Teramo), a cura di Laura Cherubini, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2018, p. 60 (ill.).
“Mu6: Fabio Mauri a Castelbasso”, anno XIII, n. 36, L'Aquila, agosto 2018, p. 4 (ill.).